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sabato 29 marzo 2008
Leopardi, lap dance e Village People
ovvero Il governo che verrà Veltroni in poltrona nel suo salotto: vestaglia infeltrita e pantofole sformate. Ha appena litigato con sua figlia Adesso mi cambia pure moroso, era meglio quando le cambiavo i pannolini!. I sondaggi elettorali gli danno solo pochi punti di distacco dal Popolo delle Libertà , la moglie è uscita con le amiche, alla televisione solo porno: niente politica purtroppo. Si alza, prende una birra, controlla la posta elettronica, naviga un po'. Il sito del Pd, la Repubblica.it, la Gazzetta on line, Youtube. S'irrigidisce, corre al telefono, compone un numero. Linea erotica?
Pronto Ermete, sì sono io, scusa l'ora, ah stavi con tua moglie? Beh, non importa ascoltami, ché ho un'idea grandiosa. Fine di un matrimonio, inizio di un nuova era nella comunicazione politica italiana. Obama affida il sogno americano al We can cantato da will.i.am, Walter balla sulle note di Y.M.C.A.. Senza Silvio ma neanche Dini perché una nuova stagione c'è... I'm Pd, cantiamo insieme I'm Pd! Se Mastella non c'è tanto meglio perché noi vogliamo cambiar con te! Risposta tutta italiana al fondatore dei Black Eyed Peas. Non si sa mai che possa servire a racimolare qualche voto anche tra i gay. Casa Casini, gioco di parole. Casa Casini, gioco dell'oca. Pier Ferdinando batte Caterina, che piange e corre dalla mamma. Ritorna in braccio pronta per la rivincita. Il papà è in lacrime sul tappeto, sullo schermo del computer il video del Pd. Caro, se hai battuto nostra figlia puoi stracciare anche Walter. Moglie rassicurante la sua. Esperti di comunicazione, brainstorming, trovata elettorale. L'Italia non può restare al palo: stivali arancioni incollati a tutti i pali del Paese. Vota UDC! Italia che balla la lap dance, penisola puttana. Arcore, anzi, Macherio. Veronica legge: Catherine Dunne, La metà di niente. Meglio ripassare. Silvio guarda il tiggì. Il nostro amato Cavaliere non teme questi trucchetti. Altroché, Emilio, urgente controffensiva. Andrea Vantina compone. A Silvio: C’è un grande sogno che vive in noi siamo la gente della libertà , Presidente siamo con te. Menomale che Silvio c’è! Silvia rimembri ancor... Leopardi in confronto era un dilettante. Occhi specchio dell'anima, campagna elettorale specchio del futuro governo: aspettiamoci cinque anni di guai. Video Veltroni Video Berlusconi
mercoledì 26 marzo 2008
Paradise City
Martedì venticinque marzo. Trento, ore nove, il motore è caldo, il pane appena sfornato: incomincia il viaggio. Briciole e autostrada, Guns N' Roses e Gianna Nannini. Laura, togli 'sta schifezza! Affi, Sommacampagna, Ospitaletto, Franciacorta Outlet Village.
Ore dodici e quaranta. Patatine, insaltata e Cheeseburger: Mc Donald, Mc Usa. Sole, Ha da accendere per favore?. Ritirare il contante entro trenta secondi, ritirare la tessera. Freddy, Calvin Klein, Asics, Playlife, Pompea. Yamamay, Kenwood, Levi's: No ti preocupe, io trovare tallia e modello come tu vuole. Sudan, non Rodengo Saiano. Questione di tessuto, problema di taglia, vita alta, vita bassa, bottoni o cerniera prima scelta o seconda categoria. Skinny, straight, bootcut, slim. Born in the Usa. I genitori del bambino Michele Gotti sono pregati di presentarsi al punto informazioni. Figli persi, strillare di madri, schiaffi e gelato: Italia, non c'è dubbio. Borse nel baule, Brescia ovest, anzi no, Ikea. Sedia Jules, scaffale tredici; Våren Plaid; Mensole Ps Böda, scaffale diciotto. Krusboll delicato, dolce al cioccolato. Svezia al tramonto. Casello, Vaffanculostronzochecazzosuperiadestra!, tre corsie, centotrenta. Bauli, Verona; Ferrari, Ravina. Via Palermo docici. Trento, non Sicilia. Frigo vuoto, fame da lupi: Pizza Snack Fast Food, Due kebab completi, prego. Via Aosta otto, Turchia o Italia? Profumo di carne arrostita, cipolle, Come si dice lamb in italiano? Agnello. Profumo di dopobarba. Entrano cinque ragazzi, troppo dopobarba. Camicia stirata, jeans scoloriti, accento marcato. Uè, bella guagliòna, vien' a 'mbrinnesià cun noi? Siete simpatici, ma no, grazie, niente Barra né Secondigliano stasera. Di nuovo ore nove, casa: cena e tiggì, Istanbul e Lhasa. Il giro del mondo in dodici ore. C'est la mondialisation, mon Jules; il mondo è diventato paese, caro Verne.
mercoledì 19 marzo 2008
Varela, Amadeus, boccali di birra e fari nella tempesta
(ovvero Home Sweet Home) Mare forza zero, calma piatta, anzi sonno. Sbadiglio. Metto il latte sul fuoco, accendo la radio. Ascolto l'oroscopo: Per gli amici del cancro le stelle annunciano importanti emozioni oggi. Mi butto sul letto, ancora due minuti e poi mi alzo. Dimentico il latte. Succo e brioches, è più pratico, e pulisco il fornello. Apro il libro, devo finire di ripetere. Mare forza uno, leggere increspature, leggera attività cerebrale. L'analisi del corpo in Merleau-Ponty inizia con il problema della prospetticità nella percezione della cosa. Cogito tacito. Cogito parlato. Cogito ma non capisco. Mare forza due, piccole onde, piccoli dubbi. Riuscirò a ricordarmi tutto?
Insalata e uova sode, pane e mela. Stomaco chiuso e mare forza tre: mosso. Tra un'ora ho l'esame. Camicia pulita, libretto, borsetta e autobus. Autobus? È passata mezz'ora, ma dell'Undici neanche l'ombra. Deviazioni per la potatura degli alberi. Magari si potrebbe scrivere un avviso, no? Onde lunghe con creste bianche, mare agitato, ritardo in agguato. Tredici, il Tredici non non passa per Via Dante, il Tredici è la soluzione. Tredici e cinquantasette, mare forza quattro, onde fino a due metri e quaranta: Speriamo che non abbia già fatto l'appello. Compagni schierati, computer occupati. Mi auguro che abbia una buona ragione per giustificare questo ritardo. Mi scusi, ho avuto un contrattempo, La prego di ammettermi lo stesso allo scritto. Mare forza cinque, le onde si rompono spumeggianti. Va bene, si accomodi lì in ultima fila, Romagnoli, e prenda la consegna. Scegliere tre domande su quattro, Ma Merleau-Ponty dov'è finito? Non era il testo fondamentale? Seconda domanda obbligatoria, sia per i frequentanti che per i non frequentanti: Nel saggio di Francisco Varela in quale chiave l'autore riprende la lezione della fenomenologia europea del Novecento? Varela, Francisco. Chi era costui? I compiti in cui viene saltata una domanda saranno giudicati insufficienti qualsiasi sia la qualità delle altre due risposte. Mare forza sei, molto forte, onde alte, molti spruzzi. Andiamo, lo ho studiato solo tre settimane fa, qualcosa mi ricoderò. Sedici e quindici, consegna. Vacanza. Per oggi il grosso è fatto. Buona Pasqua, mi raccomando non mangiare troppa cioccolata. Ti vanno un caffè e due chiacchiere? Volentieri, attraversiamo. Passaggio pedonale, il solito autobus letale. Non riuscirà mai a fermarsi in tempo! Scampato pericolo, insulti e mare forza sette. Onde di nove metri, creste rotte dal vento, affanno.
Bagno caldo, mi trucco, Lara telefona, Sara aspetta di sotto in divieto di sosta. Birreria Amadeus, crostini misti, patatine e maionese. Krombacher Pils, Gordon e Westmalle. Semiotica del sottobicchiere, teoria e tecnica del rimorchio, risate e sonno. Ti lascio a Porta Santo Stefano, così non devo fare il giro, aspetta, cosa vuole questo camioncino? Perché ha gli abbaglianti? Li ha spenti. Saluti, dal furgone bianco nessun movimento. Ho come l'impressione di essere osservata, non mi fido a scendere, ti scoccia accompagnarmi sotto casa invece? Nessun problema, tranquilla, ma magari è solo paranoia. Ehi, ma si è messo in moto con noi! Mi sa che ci sta seguendo. Dopo il semaforo i dieci all'ora, perché non ci supera?. Mare forza otto, onde di tredici metri e cuore in gola. Prendiamo i viali. Mi metto sulla corsia di destra, vediamo che fanno, blocca le portiere. Al limite chiamiamo la polizia. Mare furioso, onde forza nove e cuore a centocinquanta battiti al minuto. Semaforo, accelera! Seminati! Grido liberatorio, euforia e gambe che tremano. Sei pronta per fare la controfigura in un poliziesco, adesso.
Via Santo Stefano 128, chiavi in mano, di corsa verso il portone. Lampadina rotta nell'ingresso, cancelletto, uscio, chiavistello, luce, lancio della scarpa. Metto l'acqua nel microonde, accendo la radio. Mi siedo in poltrona e dimentico l'acqua. Il microonde ha il timer. Camomilla col miele, mare forza zero, calma piatta. Di nuovo. Sono sopravvissuta, ho passato la giornata sballottata delle onde, ho perso più volte la Stella Polare. Certe sere, è inevitabile, ci si sente come naufragi scampati per un alito di vento ai capricci di un mare in tempesta.
domenica 16 marzo 2008
Bollino qualità, bollino pietà
Appena alzata, lo specchio si rifiuta di restituire l'immagine della mia faccia. O forse quel rifiuto che riflette sono proprio io? Ieri ho fatto tardi, adesso è ancora presto. Sette e trenta, frigo vuoto, credenza desolata, una giornata di studio in agguato. È davvero troppo, urgono provvedimenti.
Otto e venticinque, in colonna. Metà Supermercati e le vecchine bolognesi che fanno provviste. No, signora, questa non è la data di scadenza, questa è la tabella dell'apporto calorico. Questo? È il marchio di qualità. Han mangiato sano, le mucche, signora. Latte Granarolo Altaqualità (quello della Lola!), Granarolo Naturabio o Piùgiorni pastorizzato? Parmalat e tagliamo la testa al toro. Parmalat, il latte col bollino blu. La fila scorre: il carrello si riempie. Verdura: zucchine marchiate singolarmente, Colle d'oro Ispica, l'ortaggiobuonoesano. Il pane con l'etichetta incastonata, quello davvero toscano, prodotto in Via Zanardi. Che sapevo fosse lontana da casa mia, ma non credevo così tanto. E poi mortadella IGP; cereali arricchiti con minerali, fosforo, ferro e vitamine K, D, BB, PP, DDT; fagioli OGM free; patatine dietetiche Suitable for vegans and vegetarians; linea Alixir: non succhi e biscotti ma opere di bene. Delirio alimentare, qualità ossessiva, compulsione marchiatrice. Carta igienica profumata, colorata, morbida, ecologica con emolliente; assorbenti come Baci Perugina, col pensiero sulla bustina. Perfino le sottomarche non rinunciano alla competizione. Qualità scadente? Offerta sorprendente! Marchi rossi e arancio, scritte gialle in campo verde, bollini blu, indaco e violetto. La bisnonna, che con la sua osteria ha cresciuto sane e forti tre generazioni di trentini, mi aveva avvertita. Per mangiar bene in tavola devono esserci sempre un pezzo di lardo e tutti i colori dell'arcobaleno.
venerdì 14 marzo 2008
Reality tiggì
Tredici marzo, cinque giorni all'esame.
Il frigo è vuoto, pasteggio a pane e salame: non ho tempo di fare la spesa. Sono un po' tesa e annoiata perché tutta la giornata studio il segno iconico. Non vedo la faccia di un amico da quasi una settimana e, porcalaputtana, l'unica distrazione è guardar, mentre ceno, la televisione. Riotta è il nuovo direttore del tiggì e da quando lui è lì ogni notizia (che grande furbizia!) vien commentata dalla giornalista dall'aria svogliata. Richard Whitehead, il Pistorius della maratona, correrà con le protesi domenica a Roma. L'augurio della Busi è immediato perché, secondo lei, dall'atleta davvero meritato. Le altre notizie narran con gusto le disgrazie della gente. Che ci sia qualcosa di divertente nel veder in Parlamento liti feroci, che le morti di due bambini son precoci, che la moglie del marito piange la condanna e che il prof in classe, tranquillo, si fuma una canna? Spettacolarizzazione dell'informazione la chiamano, gli esperti della comunicazione. Una scelta azzeccata se l'attenzione si vuole attirare e in continuazione di sé far parlare. Lo sa bene, anzi benone, perciò si atteggia a gran burlone, l'italico senza macchia Cavaliere che a una laureanda senza fisso mestiere propone una soluzione singolare. Dovrebbe fors'ella sposare, se vuole un paterno consiglio, di Berlusconi o di un altro De'Paperoni il figlio. Inutile, si sa, perder tempo a studiare: meglio è in faccia la realtà guardare e ammettere senza farsi prendere dalla disperazione che è proprio inutile una laurea in Scienze della Comunicazione.
mercoledì 12 marzo 2008
Se pò ffà, nun ce sfiducià
Sono sotto esame, lo studio consuma tutte le mie giornate: non ho nulla di nuovo da raccontarvi. Perciò darò voce ad alcune riflessioni che mi ronzano in testa da una settimana.
Giovedì 6 marzo, la corriera di Veltroni si è fermata in una Bologna più umida che mai. Sotto la pioggia, sotto il rosso degli ombrelli di Piazza Maggiore, ci sono anch'io. Ascolto il discorso del leader del PD e penso ai fatti miei. Anzi, ai fatti suoi. Non posso fare a meno di notare gli intoppi della comunicazione e le incoerenze della situazione. Incoerenze cromatiche prima di tutto, perché, si sa, rosso sinistra, rosso comunista, verde PD. I cittadini della Rossa si sono impegnati a conciliare il calore dell'abbigliamento da sci con l'intoccabilità dei simboli. Sforzo inutile il loro. La temperatura della sala di Palazzo Re Enzo in cui è stato trasferito il comizio ha sciolto la pelle agli eletti che sono riusciti ad entrare, il verde dei cartelloni le certezze di tutti. Gli altoparlanti sotto il Nettuno gracchiano un Si può fare di americana memoria, il paragone è inevitabile. Bagni di folla per Obama, folla bagnata per Veltroni. Folla coinvolta in una lotta per libertà, giustizia, uguaglianza e ricchezza dal We can statunitense, eco impersonale della raccomandazione nostrana nello slogan di casa nostra. Folla lusingata da un We can repair this world, folla rassegnata a un Rattoppiamo l'Italia. Le gambe non reggono più, la promessa della garanzia di uno stipendio minimo per tutti i lavoratori è celata dai tuoni. Telefona Prodi, Non crediate alle malelingue che sbeffeggiano il nostro governo. La calunnia è un venticello, quello che rovescia gli ombrelli in piazza un tornado. Veltroni imperterrito (e asciutto) chiede l'impegno dei presenti, Convincete cinque amici a votare il PD, si può fare, vinceremo queste elezioni. Cento bollini un tostapane; cinque elettori un seggio in Parlamento. Finalmente i saluti, un sentito ringraziamento. L'applauso è scrosciante, Mi fido di te di Jovanotti assordante. Assordante e implorante: Non ci sfiduciate! Torno a casa, un dolorino mi insidia già la gola, una scheggia d'amarezza mi punge i pensieri. Mi rifugio sotto le coperte, mi addormento. Sogno una campagna elettorale diversa, da brivido. Non di freddo.
lunedì 10 marzo 2008
D come donna
Sabato. Via Indipendenza è invasa dagli ammalati di shopping. Volevo fare una passeggiata. Al diavolo, mi sposto al centro della strada e incomincio a pedalare verso casa. Evito un autobus assassino, un motorino mi sorpassa, la miss ossigenata che arranca davanti a me cade. Per poco non la travolgo. Non può pretendere di andare in bicicletta in mezzo a questo traffico con la mini aderente e la Tour Eiffel sotto la suola degli stivali. Cavoli suoi, che si rialzi se ci riesce. D di donna, d come deficiente. Naturalmente mi fermo. Tutto bene? Sollevo lei e lo sguardo, cerco la bicicletta: non la trovo più. Punkabbestia? No, cinquanta, cento, duecento donne che sfilano brandendo mazzolini di mimosa.
Sabato 8 marzo. Festa della donna. Una ragazza urla al mio fianco. Ha i capelli ossigenati come la fatalona che ho appena raccolto dall'asfalto, ma questa volta la seduzione ha ceduto il passo allo spirito di classe. D di donna, d come diritti. Lancia il suo mazzolino. Fiori come molotov. Bombe profumate contro la riforma della 194. Mettete dei fiori nei vostri cannoni. Anche gli slogan si evolvono. C'est la communication, mon Dieu. Un megafono gracchia. Dfifendiamo la legge, difendiamo la possibilità di scelta. Rincorro il corteo (e la mia bicicletta) fino in Via Rizzoli. Una catena di poliziotti ferma il biscione. Manganelli nelle mani e astio nello sguardo. Di qui non si passa. D di donna, d come delinquente. Sabato 8 marzo, festa della donna, ore 21.30. Risuonare di tacchi, uomini a caccia, pub affollati. D di donna, d come Dai che brindiamo!, d come Dai che stasera si cucca. È bionda anche lei, siede al tavolo vicino al nostro, aspetta nervosa. Ti prego, fa' che non mi dia buca. D di donna, d come disperazione. Tamburella con le dita sulla tovaglia, poi le rughe di preoccupazione si sciolgono in un sorriso. Arrossisce: lui è comparso sulla porta, tra le braccia una cascata di batuffoli gialli. Scusaperilritardoamorecomeseibellastasera. D di donna, d come deliquio. Sabato 8 marzo, festa della donna, cuccagna dei fiorai. Possibile che sia necessaria una mimosa per ricordarci di difendere i nostri diritti e per farci accorgere di essere amate?
lunedì 3 marzo 2008
Pallone in testa o la testa nel pallone?
Sole negli occhi, margherite, zucchero filato e ritmi di bonghi: nei Giardini Margherita è scoppiata la primavera. Leggo. Lotto contro il vento caldo che stanotte ha ripulito il cielo dalle nuvole e che adesso gioca con le pagine del mio libro. Un dolore acuto mi rimbomba in testa. Pallaaaaaaaaa! Alzo lo sguardo, quella non è una palla, è un macigno. Non preoccuparti, può capitare. Corre via, la coda di rasta gli pesa sulle spalle nude. Due ragazze ridono, indicano i pantaloni di un passante. Uno spintone, adesso si rotolano nell'erba. Ma sei proprio affamata! I bambini strillano dallo scivolo, le mamme petulano dalle panchine. Due innamorati si baciano, tre amici cantano e si dividono quello che rimane di una Heineken. Formiche. Non riesco a pensare ad altro che alle formiche. Ognuno è preso dal suo raggio di sole domenicale e si è già dimenticato della nebbia feriale.
Sarebbe così calda la primavera se non ci fosse gennaio?
domenica 2 marzo 2008
Terremoti, caffettiere, marinai e colpi di fulmine
Oggi undici scosse di terremoto hanno investito la provincia di Firenze. Le quattro più intense (due hanno toccato magnitudo 4.2 della Scala Richter) sono state registrate anche in Emilia, sull'Appennino e a Bologna. Le notizia è stata confermata dall'Ansa e diffusa da giornali e telgiornali, ma in Via Santo Stefano 128 al primo piano non è arrivata. La terra ha tremato sotto il mio letto alle 8.43: stavo facendo colazione da Starbucks a New York tra la 22nd Street e la 6th Ave. Non ero vigile, non me ne sono accorta perché ho il sonno pesante.
Seconda scossa: ore 9.43, a un'ora dalla precedente. Precisione cronometrica. Supermercato. Il carrello non ha sbandato, né hanno tremato le bottiglie di birra sugli scaffali. Il cane dell'accattone fuori dalla porta a vetri non ha guaito. Dormiva della grossa: si sa, gli animali i fenomeni tellurici li sentono molto più di noi. 10.36, terza scossa d'assestamento. La caffettiera del masochista assorbiva tutta la mia attenzione. Pensavo all'ergonomia del mio forno a microonde e della teiera di Norman, non avrei potuto di certo sentire che il pavimento tremava sotto il tavolo. Tavolo che, riferisco per dovere di cronaca, è tenuto assieme da un numero esiguo di chiodi, ventisei, piantati qui e là secondo la logica del forse resisterà. Tavolo che trema se qualcuno ci passa a fianco o ci appoggia un bicchiere. Ma che non si muove in presenza di uno sciame sismico (Il Resto del Carlino, sic). Ore 11.42, lo ammetto, stavo bighellonando in Internet e perdendo tempo in chat. Computer appoggiato sul mobile della cucina, quello dove ci sono la frutta e le merendine perché sono abbastanza bassi da stare in equilibrio e se cadono non provocano catastrofi come l'oliera. Computer appoggiato su un mobile mobile tutt'altro che stabile, quindi. Lo schermo non poteva tremare a causa del terremoto, perché stava già ondeggiando per la forza delle mie dita sulla tastiera. Ore 21.40, anzi, 43. Pizzeria Il Veliero, Via Milazzo 11/a. Sto ricordando i bei vecchi tempi, quella volta in cui, il giorno del funerale della sua compagna, Engels ha tenuto il broncio a Marx che gli aveva chiesto un prestito invece di fargli le condoglianze. Entrano quattro ufficiali di marina in uniforme completa e impeccabile (avranno scelto il locale dal nome?). Parlano animatamente: La seconda scossa è stata la più forte, no, io ho sentito di più quella delle undici e mezza. Cado dalle nuvole. Mario si è svegliato di soprassalto stamattina, Francesca ha già studiato un piano d'evacuazione che tiene conto del tempo di riavvolgimento delle persiane avvolgibili elettriche della sua camera da letto. 2.43, tanto per cambiare. Chiudo a chiave il cancello, abbatto il portone, bevo (buona la pizza, ma un po' troppo salata) e lancio le scarpe in fondo al corridoio. Mi accingo a spegnere il computer, ma prima controllo la posta. E, visto che ci sono, cerco una conferma sulla realtà del terremoto. Repubblica apre con la notizia del giorno: si è concluso il Festival di Sanremo. Giò Di Tonno e Lola Ponce hanno stregato la giuria con un colpo di fulmine, la Tatangelo ama Gigi e viene fischiata, Tricarico insulta Chiambretti, Frankie Hi-Nrg litiga con la giuria. Non posso fare a meno di pensare di essere stata graziata da Gaia, lei sapeva che mi ero dimenticata del Festival e che non avrei capito il motivo del suo rabbrividire.
sabato 1 marzo 2008
Hello world (da una finestra)
Da una decina di minuti ero seduta davanti al computer e osservavo la scatola vuota del mio blog. Sindrome del foglio bianco? No, solo un po' di emozione e una dose di titubanza. Mi ripetevo che serviva un post davvero speciale per inaugurare questa pagina sotto i migliori auspici, ma più pensavo meno riuscivo a catturare le parole adatte.
Ho deciso di spegnere il computer, mi sono alzata. Non ci ho messo molto ad accorgermi di essere nella stessa posizione di Galarina, la donna qui sopra, in mezzo al titolo del blog. Braccia appoggiate sul mobile appena sotto la finestra della cucina, schiena leggermente curva e sguardo perso nella notte. Mi sono sempre identificata con quest'immagine, mi piace la sua leggerezza. E ora mi piace pensare a questo spazio come alla trascrizione dei pensieri che mi occupano la mente quando, ferma, osservo il mondo che corre davanti a me. Perciò vorrei che le mie parole fossero la smentita a quelle del professore che sosteneva che è impossibile esprimere la propria identità in rete. Perché, diceva, la tentazione di presentarci come persone migliori, o semplicemente come vorremmo essere, ci porterà sempre a mentire. Spero che questa sia la prova che manda all'aria una teoria; spero insomma di riuscire a stupirvi con effetti speciali del tutto reali. Al prossimo post! |
Marta Romagnoli, scissa tra Trento e Bologna, tra la semiotica e il resto del mondo. Il mito di alcuni, l'enigma di molti. Mi perdo in appassionate letture e ardite scritture. Troppo ingenua e molto curiosa, l'unica cosa certa è che spesso mi accorgo di vivere in una barzelletta.
[e-mail] marta.romagnoli[-ät-]gmail.com Gemma in Tabagismo SaraP. in Tabagismo Gemma in Home sweet home T in Home sweet home Gemma in Home sweet home iome in Home sweet home Lara in Tradizioni Fabry in Il torto di Ryszard Kapuscinski Gemma in Il torto di Ryszard Kapuscinski (sempre)iome in L'autonomia va in vacca (e forse anche il mio blog) iome in L'autonomia va in vacca (e forse anche il mio blog) webmaster in L'autonomia va in vacca (e forse anche il mio blog) Gemma in L'autonomia va in vacca (e forse anche il mio blog) 2009 novembre ottobre settembre agosto luglio giugno maggio aprile marzo febbraio gennaio 2008 dicembre novembre ottobre settembre agosto luglio giugno maggio aprile marzo
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